L’inizio del nido è un momento importante per tutta la famiglia. Cambiano gli orari, le abitudini e, per molte mamme che allattano, nasce subito una domanda: come continuare a dare il proprio latte al bambino anche quando si è lontane?
La buona notizia è che l’ingresso al nido non deve necessariamente coincidere con la fine dell’allattamento.
Con un po’ di organizzazione è possibile estrarre il latte, conservarlo correttamente e consegnarlo al nido affinché possa essere offerto al bambino durante la giornata. Lo stesso Ministero della Salute sottolinea come allattamento e rientro al lavoro possano essere conciliati e come il latte materno possa essere estratto manualmente o utilizzando un tiralatte.
Vediamo quindi, passo dopo passo, come organizzare il latte materno per il nido, dalla preparazione della scorta al trasporto.
Assolutamente sì.
L’allattamento non deve essere considerato necessariamente come un sistema “tutto o niente”. Una mamma può, ad esempio, allattare direttamente il bambino al mattino prima di uscire, estrarre il latte durante la giornata e tornare ad allattarlo quando sono nuovamente insieme.
Se il bambino ha già iniziato l’alimentazione complementare, le poppate potranno naturalmente inserirsi all’interno di una routine più ampia che comprende anche gli altri alimenti.
Il Ministero della Salute ricorda infatti che l’allattamento può continuare anche durante il divezzamento e proseguire finché mamma e bambino lo desiderano.
Non esiste quindi una routine valida per tutte.
Alcuni bambini chiederanno di poppare appena svegli e appena ritrovano la mamma; altri berranno più latte durante le ore trascorse al nido. Anche l’età, il numero di ore di separazione e l’introduzione degli alimenti solidi modificano molto l’organizzazione della giornata.
Uno degli errori più comuni è aspettare il primo giorno di nido per iniziare a utilizzare il tiralatte o preparare una scorta.
Non serve però neppure riempire il freezer di latte settimane prima.
Può essere più semplice iniziare qualche giorno prima dell’inserimento, familiarizzando con l’estrazione e mettendo da parte gradualmente piccole quantità di latte.
In questo modo puoi anche capire:
Un punto importante: la quantità estratta con il tiralatte non misura la quantità di latte che produci né quella che il tuo bambino riesce ad assumere direttamente dal seno.
Il tiralatte è uno strumento diverso dalla suzione del bambino e la quantità raccolta può cambiare anche molto da una sessione all’altra.
Per questo è meglio osservare l’andamento nel tempo piuttosto che concentrarsi sul risultato di una singola estrazione.
È probabilmente una delle domande che preoccupa maggiormente le mamme.
La risposta, però, è che non esiste una quantità uguale per tutti i bambini.
Dipende da diversi fattori come l’età del bambino, il numero di ore trascorse al nido, la frequenza abituale delle poppate, l’eventuale alimentazione complementare e le abitudini individuali.
Prima dell’inserimento è quindi utile parlare direttamente con le educatrici e chiedere come viene gestito il latte materno nella struttura.
Può essere utile anche evitare di preparare porzioni eccessivamente grandi.
Il Ministero della Salute suggerisce di conservare il latte in piccoli contenitori, indicando quantità non superiori a circa 60 ml per contenitore, proprio per poter utilizzare il latte secondo necessità e limitare gli sprechi.
Piuttosto che una sola grande porzione, quindi, può risultare più pratico consegnare diverse quantità più piccole.
Una corretta conservazione è fondamentale per mantenere sicurezza e qualità del latte.
Prima di estrarre o manipolare il latte è importante lavarsi accuratamente le mani e utilizzare contenitori puliti specificamente destinati alla conservazione degli alimenti o apposite buste per latte materno.
Secondo le indicazioni del Ministero della Salute, il latte materno fresco può essere conservato indicativamente:
| Dove viene conservato | Tempo indicativo |
|---|---|
| Temperatura ambiente inferiore a 25°C | 3-4 ore |
| Borsa termica a temperatura inferiore a 15°C | fino a 24 ore |
| Frigorifero a 0-4°C, latte fresco | fino a 4 giorni |
| Frigorifero a 0-4°C, latte scongelato | 24 ore |
| Compartimento freezer separato del frigorifero | circa 3 mesi |
| Freezer a circa -20°C | circa 6 mesi |
N.B.: per informazioni più dettagliate consultare il sito del CDC.
Sono indicazioni generali riferite alla conservazione domestica. Il nido potrebbe adottare procedure interne più restrittive, che vanno sempre rispettate.
Le indicazioni possono inoltre essere differenti nel caso di bambini prematuri o con particolari condizioni di salute: in questi casi è opportuno fare riferimento al pediatra o ai professionisti sanitari che seguono il bambino.
Quando il latte viene consegnato a una struttura frequentata da più bambini, l’etichettatura diventa particolarmente importante.
Prima di iniziare l’inserimento chiedi sempre al nido quali informazioni devono essere riportate.
In genere può essere utile indicare chiaramente: nome e cognome del bambino, data dell’estrazione e, quando richiesto, ora dell’estrazione.
Il CDC raccomanda espressamente di indicare la data di estrazione sul latte conservato e, quando viene consegnato a una struttura per l’infanzia, anche il nome del bambino, verificando eventuali ulteriori requisiti richiesti dalla struttura.
Un piccolo accorgimento può fare molta differenza: prepara le etichette in anticipo e tienile vicino alle buste o ai contenitori che utilizzi abitualmente.
Per mantenere la catena del freddo, il latte dovrebbe essere trasportato in una borsa termica pulita con elementi refrigeranti.
Secondo le indicazioni del Ministero della Salute, a temperature inferiori a 15°C il latte può essere mantenuto in una borsa termica con blocchetti refrigeranti fino a 24 ore.
Anche il CDC indica che il latte materno può essere trasportato all’interno di una borsa termica isolata con ghiaccio sintetico fino a 24 ore, per poi essere utilizzato, refrigerato o congelato una volta raggiunta la destinazione.
Nella vita quotidiana, però, il consiglio più semplice è: ridurre il più possibile il tempo fuori dal frigorifero.
Quindi:
casa → borsa termica → nido → frigorifero
E al momento della consegna informa sempre l’educatrice che all’interno della borsa è presente latte materno.
La regola più semplice è: prima il latte più vecchio.
È il principio del first in, first out: utilizzare per prima la porzione con la data di estrazione meno recente.
Se sai che il latte estratto verrà utilizzato nei giorni successivi, non è necessariamente necessario congelarlo immediatamente. Il Ministero della Salute indica infatti una conservazione del latte fresco in frigorifero a 0-4°C fino a quattro giorni.
Se invece pensi di non utilizzarlo in quel periodo, puoi congelarlo.
Organizzare le porzioni per data rende tutto molto più semplice.
Può capitare di ottenere piccole quantità durante più sessioni di estrazione.
In questi casi è possibile organizzare le raccolte evitando però di versare immediatamente latte appena estratto, quindi ancora caldo, all’interno di latte già refrigerato.
Il CDC consiglia di raffreddare prima il latte appena estratto e solo successivamente unirlo al latte già conservato. Se vengono unite quantità raccolte in momenti differenti, i tempi di conservazione devono essere calcolati considerando il latte più vecchio.
Anche questo piccolo accorgimento può aiutare a costruire gradualmente porzioni utilizzabili senza sprechi.
Anche lo scongelamento richiede qualche attenzione.
Il metodo più semplice è trasferire il latte dal freezer al frigorifero e lasciarlo scongelare gradualmente.
Se occorre scongelarlo più velocemente, il contenitore può essere immerso in acqua tiepida o tenuto sotto acqua corrente tiepida.
Il microonde invece non dovrebbe essere utilizzato.
Può infatti riscaldare il latte in modo non uniforme creando zone molto calde, con il rischio di ustionare la bocca del bambino, oltre ad alterare alcune componenti del latte.
Il latte precedentemente congelato e completamente scongelato in frigorifero deve essere utilizzato entro 24 ore e non deve essere nuovamente congelato.
Una volta scaldato o portato a temperatura ambiente, il CDC raccomanda di utilizzarlo entro due ore.
No.
Il latte materno non deve necessariamente essere servito caldo: può essere offerto anche a temperatura ambiente o fresco, se il bambino lo gradisce.
Se viene riscaldato, è sufficiente lasciare il contenitore chiuso per qualche minuto in acqua tiepida.
Durante la conservazione è inoltre normale che la parte grassa del latte si separi e salga verso l’alto. Non significa che il latte sia deteriorato.
È sufficiente muovere delicatamente il contenitore per rimescolare le diverse componenti.
Qui non esiste uno schema universale.
La frequenza delle estrazioni dipende dall’età del bambino, da quante volte poppa abitualmente, da quante ore mamma e bambino rimangono separati e dall’eventuale introduzione di altri alimenti.
Una possibile routine potrebbe essere: allattamento prima di uscire → estrazione durante la giornata → allattamento al ricongiungimento.
Per alcune mamme sarà utile effettuare più estrazioni, per altre ne sarà sufficiente una.
L’obiettivo non dovrebbe essere inseguire una quantità prestabilita a ogni sessione, ma trovare una routine sostenibile nel tempo.
Ed è proprio qui che la praticità del tiralatte può fare la differenza.
Un alleato per le estrazioni fuori casa
Un tiralatte indossabile, ad esempio, può aiutare a inserire l’estrazione nella giornata con maggiore libertà, soprattutto durante il rientro al lavoro o quando ci si trova fuori casa.
I tiralatte Mamashy sono stati pensati proprio per accompagnare le mamme in questi momenti: compatti, indossabili e senza fili, permettono di estrarre il latte anche quando la quotidianità torna a riempirsi di impegni.
Perché continuare ad allattare non dovrebbe significare mettere in pausa tutto il resto.
Qualche giorno prima dell’inserimento verifica di avere:
Ma soprattutto chiedi alla struttura quale protocollo utilizza per ricevere, conservare e somministrare il latte materno.
Ogni nido può avere procedure specifiche su quantità, contenitori, etichettatura e modalità di consegna: conoscerle prima evita corse e dubbi il primo giorno.
L’ingresso al nido rappresenta un cambiamento, non necessariamente una fine.
La routine che funzionava fino a ieri probabilmente cambierà. Il bambino potrebbe chiedere il seno più frequentemente quando torna a casa, potresti modificare gli orari delle estrazioni o accorgerti che la quantità di latte necessaria durante la giornata è diversa da quella che avevi immaginato.
Ed è normale che serva qualche giorno per trovare un nuovo equilibrio.
Non è necessario costruire freezer pieni di latte né trasformare ogni estrazione in una prova da superare.
Una piccola scorta, gli strumenti giusti e una routine sostenibile possono essere più che sufficienti per iniziare.
E, giorno dopo giorno, mamma e bambino troveranno insieme il loro nuovo ritmo.
Nota: le indicazioni contenute in questo articolo sono di carattere generale e si riferiscono principalmente a bambini sani nati a termine. In presenza di prematurità, patologie o esigenze nutrizionali specifiche è sempre opportuno seguire le indicazioni del pediatra o dei professionisti sanitari di riferimento. Per conservazione e somministrazione del latte al nido è inoltre necessario rispettare le procedure previste dalla singola struttura.
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